Dopo una settimana resta solo questo nel cuore…
lacrime fatte di fango.
Mi viene in mente il ritornello che dà il titolo al singolo dei Coldplay che, da qualche mese, sta spopolando:
“Every teadrop is a waterfall”
E così questa cascata di lacrime ha scaraventato tutta la nostra rabbia, il nostro rancore, i nostri “ve lo avevo detto”, la nostra stessa voce sulla provincia intera, sulla nostra terra. Tutto quello che di male abbiamo fatto o anche solo pensato si è riversato in quelle 4/5 ore addosso a noi stessi; tanto che non viene fuori nemmeno la voce per parlare, per esprimere una qualsiasi emozione perché quelle stesse emozioni sono finite in quel mare che veniva dal cielo e al mare sono tornate.
Le lacrime fatte di fango, opera tutta nostra, ci hanno spezzato il cuore.
Resta solo da tirarsi su le maniche e offrire quel poco che ancora si possiede, nelle disponibilità proprie di ognuno di noi, per riparare, soprattutto, i tanti cuori spezzati.
Dicono che le vere gioie della vita sono solo quelle che riusciamo a condividere con altre persone. Credo sia vero anche per gli aspetti che non si possono definire esattamente gioiosi.
Mi spiego meglio;
le difficoltà e i punti critici della nostra esistenza sono più “digeribili” se condivisi con persone a noi vicine; questi periodi sono un arricchimento costante, può persino capitare infatti di scoprire persone con le quali non pensavamo essere così legati al punto di condividere momenti molto brutti.
Si, è un concetto forse banale… molti l’avrebbero espresso anche molto meglio di me ma credetemi finché non si prova rimane li dov’è nella nostra testa come un vecchio insegnamento, ideale, teorico, inespresso.
Il Cardinale Roger Etchegaray disse: “C’è vera condivisione solo nella povertà, c’è vera ricchezza solo nella condivisione.”
Questa frase fu utilizzata in un saggio in riferimento alla cecità del ricco verso il povero ma descrive così bene il senso generale del condividere che può essere adattata al concetto che cercavo di esprimere poche righe fa.
Quella parola povertà può riferirsi infatti non alla povertà materiale ma bensì a momenti in cui siamo poveri nel nostro animo, nel nostro cuore e ci sentiamo il peso del mondo addosso; e quella “ricchezza” è simboleggiata da tutto ciò che di incredibile ci viene regalato grazie proprio a quel momento di malessere.
Non voglio augurare a nessuno momenti di vita brutti e scoraggianti ma, se capiterà, auguro a tutti di avere la possibilità di affrontare questi momenti più difficili assieme a persone per voi importanti e di riscoprire tutti i doni che queste parentesi della vita ci offrono anche se subito non ce ne rendiamo conto.
Grazie a tutti coloro che mi sono stati e mi stanno vicini, non solo fisicamente, in questi due mesi pieni di “sorprese”; è stato incredibile apprendere così tante nozioni e capire inoltre di essere, per qualcun altro, un piccolo scrigno dal grande valore.
insomma mettetela come volete, sono 14 giorni.
14 giorni di esperienze,
di incontri,
di emozioni contrastanti…
Due settimane di campi a Cassego con i bambini delle elementari, due campi diversi solo per la gestione e la traccia da seguire (e ovvimaente con marmocchi diversi). In mezzo a questi 2 campi il debutto del trio acustico del quale mi onoro di far parte (i PiCubo).
È davvero difficile descrivere tutto il complicato concatenarsi di eventi ed emozioni.
Posso affermare con certezza che quelle appena trascorse sono state veramente 2 tra le settimane più assurde e irripetibili della mia vita.Ringrazio le persone che si sono susseguite nell’animare e gestire i due campi elementari, hanno tutti dato il massimo nonostante i primi giorni siano apparse subito alcune evidenti problematiche che non mi dilungo ad illustrare in questa sede.
Spero di ritrovare tutti i partecipanti alla prossima avventura insieme.Ringrazio tutti gli aiuti esterni compreso il tempo atmosferico che non ha procurato troppi fastidi.
Ringrazio gli altri 2 componenti del Trio, è stato un debutto incredibile pochissimi problemi e una grande sinergia tra di noi segno che abbiamo preso la strada buona. È stato meraviglioso arrivare dopo una settimana senza vedersi con tutto che funzionava alla perfezione…grandi!
Infine ringrazio il Buon Dio che anche quest’anno mi ha concesso la grazia di conoscere così tante persone nuove e di avermi messo nuovamente alla prova con l’avversario, da sempre, più temibile.. me stesso.
Concludendo, dopo aver percorso quasi 250 km sulla stessa strada e aver dormito circa 4 ore per notte mi sono accorto che non è stato importante dove sono stato, quanto sono stato sveglio, quanto ho sognato, quanto ho faticato o più in generale quanto ho dato io e quanto mi sono impegnato; la cosa che è veramente importante è ciò che ho ricevuto.
Le persone gli incontri, gli scambi di opinione e persino tutte le cose che ho toccato e visto; anche fossero un pallone o un frammento di nastro adesivo per tener ferma la carta-crespa a decorazione di una maracas fatta di bicchieri di plastica e pasta sminuzzata da regalare ad un bambino.
Da ognuna di queste persone o cose ho ricevuto il centuplo di quello che ho dato..
grazie a tutti, sono stati veramente 14 giorni di vita.
(grazie anche ai giapponesi che hanno inventato il thé verde che stò bevendo)
Gente! Esiste veramente il lieto fine?
Il “…e vissero per sempre felici e contenti.”?
Quello assoluto, totale, globale? Senza possibilità di errore?
Pare proprio di no. E penso che su questo siamo tutti d’accordo.
Calma, calma… non voglio mica star qui a deprimervi con frasi del tipo “viviamo in una valle di lacrime” o robe del genere, o affrontare discorsi inerenti l’inesistenza di un destino scritto da qualche parte, no nulla di così banale.
Voglio porvi invece un altro quesito:
Se esistesse un modo, una chiave, una pozione, una magia per assicurare un Happy End alla vostra vita, lo vorreste?
Se qualcuno vi indicasse una fantomatica e surreale via per raggiungere la personale felicità in terra, voi la seguireste?
Personalmente non troverei alcun interesse nel cercare a tutti i costi questa soluzione. Ma scommetto che molte persone non perderebbero un altro secondo della propria esistenza e si getterebbero a capofitto per accaparrarsi la possibilità di determinare il loro bel finale.
Ma sapete la vera novità?
Siamo liberi dal lieto fine gente!
Qualcuno una volta disse: - abbiamo tutti il diritto di sbagliare in proprio.
Giustissimo, sacrosanto oserei dire.
Siamo liberi di giocare e cadere infinite volte senza pensare neanche minimamente a progettare il lieto fine, siamo liberi di sperimentare e sbagliare con tutti gli elementi chimici della nostra vita e sporcarci il camice e lavarlo e sporcarlo nuovamente.
Molto spesso ci capita di pensare a come potremmo agire per costruire il nostro finale, e legittimo, è normale; ma ci distoglie dal vivere in maniera sana e appassionata. Non fatevi rubare la voglia di sbagliare, di mischiare le carte nel mazzo, di rischiare solo per gettarvi nella costruzione di un bel castello dove vivere la propria favola.
Non è incoscienza, né anarchia; è la responsabilità di essere noi stessi, in barba ai pensieri degli altri, alle ingiustizie, alle guerre, alla politica, ai cellulari, ai social network, alle centrali nucleari, al petrolio e al lieto, Fine.
Ore 6:50
sono in piazza S.Pietro…il devasto più totale, sembra un campo profughi.
Cerco di riposare un poco, notte in piedi nel vero senso della parola…
Ok
ora c’è il vero casino…
Ore 01:30 sono a castel sant’angelo in mezzo a migliaia di sacchi a pelo tra canti di polacchi e neocatecumenali…
Gira voce che aprano alle 4…speriamo, qui è una processione continua.
Io non mollo, provo a coricarmi vicino ad alcuni scalini sul lungotevere,
dietro di me… la Basilica…
Stazione ferroviaria della Spezia… Tutto nella norma, non c’è molta gente mi aspettavo un pò più di presenze.
Qualche treno in consueto ritardo, per ora l’eurostar per la capitale non è segnato nella lista dei “cattivi”.
Ascolto una cover dei Cure, “just like heaven” di Katie Melua; un piccione mi guarda con aria stordita in attesa di qualche provvidenziale briciola dal mio panino.
Atmosfera tranquilla…
La quiete prima della tempesta direi.
Eccoci qua…
Si parte, destinazione Città del Vaticano.
Eh si perché volete mica che mi perdo la beatificazione di JPII… Giammai!!
E allora tutto è pronto nel kit di sopravvivenza per il B-Day:
magliette e pantaloncini di ricambio, fazzoletti, panini, acqua, saccoapelo a prova di polacchi, giubbottino di emergenza e persino un prodigioso mini-pannello solare per ricaricare il cellulare. Non manca nulla…
Peccato per il treno, volevo prenotarmi un posto su quello dell’una così da arrivare alle 5 di mattina e invece mi è toccato, data la scarsità di posti disponibili, quello delle 20:00.
Appuntamento quindi a Roma verso la mezzanotte di stasera, accorrete numerosi!!
Proprio così…
È una necessità quella dell’orrore
una necessità della quale sembriamo ormai schiavi; una necessità che altera la nostra percezione, il nostro giudizio, la nostra comprensione dei fatti… la nostra vita sociale.
Non c’è da stupirsi se i Mass Media fanno largo uso di parole e definizioni come “orrori”, è ovvio… qualunque mezzo capace di alterare anche solo di poco il nostro pensiero libero è lecito nella guerra mediatica dove non vince chi informa in maniera chiara ma chi invece fà più share.
Dobbiamo ODIARE, dobbiamo pensare ai mostri, e dobbiamo odiarli, dobbiamo pensare agli assassini e dobbiamo avere schifo di loro e puntargli il dito contro; per fare cosa poi…sentirci migliori? Sentirci i non orrori, quelli buoni, quelli bravi?
Ci spingono a fare questo, ci spingono a dare giudizi telecomandati… ed è così che al TG non seguiamo altro che processi infiniti di ordinari mostri quotidiani dei quali non sappiamo niente, né della loro storia né della loro vita passata né di cosa li può aver spinti a commettere atti così gravi; quasi non ci raccontano neanche più la notizia!. Nemmeno il Giudice ormai giudica più… ciò che giudica in questo paese è la prima pagina di un quotidiano qualunque.
Attenzione, con questo non voglio difendere gli orrori o addolcire queste storie che ci vengono raccontate che nessuno di noi ha vissuto in prima persona (nemmeno i giornalisti) e non voglio nemmeno dire che non bisogna raccontare questi avvenimenti, sono d’accordo sul fatto che certi episodi di cronaca possono essere giudicati come orrori, è innegabile… ma questo giudizio lo devono lasciare a noi, lasciare a noi la possibilità, devono limitarsi a diffondere e informare in maniera chiara ed obbiettiva su ciò che accade.
Ci sono fin troppe brutte questioni a questo mondo, se alimentiamo anche un odio e una paura immotivati non ne usciamo più.
Ma forse sto solo sprecando preziosi polpastrelli per niente… che orrore!…
Un Proverbio Tuaregh dice: ”La pazienza è un albero: le radici sono molto amare, ma i frutti dolcissimi.”
Niente di più vero…
E a quanto pare niente di più sconosciuto!
Si perché mi pare che il “Valore” della pazienza si sia perso da tempo. E’ una parola che ormai non viene nemmeno più nominata neanche distrattamente.
I Tuaregh sono gli “Uomini del deserto”, nomadi, tipici del Mali e del Niger ma anche di tanti altri posti del mondo dove per vivere devi veramente essere irrimediabilmente paziente; infatti un altro loro proverbio dice: “Chi corre sempre, saprà sempre meno cose di colui che resta calmo e riflette.” Parole fondamentali per chi deve vivere camminando senza sosta in mezzo al deserto.
Parole da riscoprire per tutti Noi.
Questa ormai perduta saggezza del continente Africano è totalmente estinta qui nel paludoso occidente.
Mi sono venute in mente queste cose proprio pochi giorni fà mentre osservavo un dibattito televisivo di alcuni “opinionisti” sul cinema-tv digitale e videogiochi riguardo alle nuove ed interattive tecnologie da sfruttare nel prossimo futuro. Ormai dobbiamo poter decidere tutto!…anche come sarà vestito il protagonista del film e le parole che pronuncerà con l’accento che vogliamo noi..non c’è più quel sano gusto di andare al cinema sedersi e vedere cosa vuole esprimere il regista con quel film. Tutto deve essere interattivo e di facile consumo e soddisfazione personale…
Che c’entra questo con la pazienza? beh questi piccoli aspetti della vita si riflettono nel nostro modo di concepire la vita stessa… Non possiamo annoiarci! questo sta diventanto il nostro vivere. Vivere per rincorrere qualcosa!
Ma perchè rincorrere mi chiedo. Attendiamo invece con pazienza e scopriremo un mondo completamente diverso fatto di gesti veri e non inutili, di parole brevi ma efficaci, di conoscenze di persone e non di “gente” e di alberi molto lenti nella crescita ma dai colori vivaci e dal portamento maestoso.
Queste potrebbero sembrare parole buttate al vento o scontate se lette velocemente…
ma se ci pensate pazientemente
Quel posto un po’ sfigato del quale non parla mai nessuno; “Dove si va, Mare o monti?”
Domanda classica… alla quale io risponderò sempre “Collina… si va in collina”
Si perché la collina è quel saliscendi continuo, quella apparente monotonia di paesaggio, quella continua ricerca di spazi che non finisce mai. In montagna e al mare si trovano molti e vasti spazi aperti nei quali rilassarsi e contemplare il proprio “essere arrivati”.
In collina no.
In collina devi muoverti spesso, perché non ti soddisfa mai del tutto… perché non sei mai a quote troppo basse o troppo alte per godere di qualcosa, non sei arrivato a niente in collina e attraversandola trovi irrimediabilmente ostacoli. Piccole o grandi foreste quotidiane senza sentieri e indicazioni; grovigli di rovi tenaci e apparentemente infiniti.
E se vai più in basso…guarda!… Un torrente… quanto è grande questo torrente?… E che fare con questo torrente? Guadarlo? E se si, come? Costruendo un ponte, o cercando un ponte che forse qualcuno ha costruito in precedenza? O forse nuotandoci dentro a contrastare la sua forza… e se invece volessimo seguire questo torrente, come lo dovremmo seguire? Verso la fonte e quindi verso la montagna, o verso la sua fine, quella irrimediabile del mare?…
La montagna è apprezzata per la sua forza, le sue vedute e la purezza dell’aria.
Il mare è immenso, accogliente, e altrettanto forte.
La collina ci prepara ad incontrare il nostro mare o la nostra montagna.
La collina… è vita!
Punto 2) Non è stata colpa mia (e ciò rende il tutto più sgradevole)
Punto 3) Era ora di affrontare il lutto Erasmus e cancellare l’infausto articolo.
detto questo…
Non ho voluto cestinare del tutto l’articolo perché in fondo in fondo (ma proprio in fondo) è un’esperienza e come tale và catalogata, schedata, ammortizzata se è il caso e…ahimè ricordata.
Ho preferito così barrarlo per tutta la sua interezza. Mi sembrava anche artisticamente interessante.
Tirando le conclusioni la mia (nuovamente) prolungata assenza dal blog è stata data anche dalla delusione per l’esperienza ma è proprio da qui che si può trovare nuovo stimolo per la scrittura…
Con un ritardo di ben un mese ma ce l’hanno proprio fatta quelli dell’ufficio erasmus… con le graduatorie definitive è ufficiale: Ho vinto la borsa di studio per l’erasmus in NORVEGIA.. Bene bene, e adesso?
Beh ci sarà da prepararsi per mettere a posto tutti i documenti e poi si, finalmente libero di andarmene per qualche mese fuori da questo adorato paese… a poposito ma quanti mesi? già… effetivamente non è ancora chiaro… la mia destinazione mi permette un massimo di 10 ma non penso di essere preparato per così tanto tempo, credo sia meglio 6 con la possibilità di una proroga…
Ad ogni modo sono contento, è un grande passo e poi mi hanno detto che non fà così freddo a Oslo, e io vado poco più a sud della capitale quindi… vabbè un maglione in più me lo porto comunque e poi non sarà certo il freddo a fermarmi… forse il costo della vita, dicono tutti che sia caro,…. bah ma chissene grande esperienza, grande!!!
piu’ riposato, piu’ calmo piu’ tranquillo e anche piu’… australiano..
gia’ perche’ abbiamo finalmente incontrato le famiglie, e abbiamo passato un po’ di tempo con loro. Ieri sera io e Marco, il mio compagno di famiglia, abbiamo cenato con loro e, con il nostro ottimo inglese, abbiamo conversato del piu’ e del meno conoscendo un po’ dell` Australia e delle loro abitudini.
Questa mattina sveglia alle 9, per recuperare il fuso orario, (per quanto possibile visto che lo sto’ ancora subendo) e poi diretti allo zoo di Brisbane ad accarezzare Koala e canguri (li facevo piu’ grandi). Giornata meravigliosa, abbiamo anche reincontrato altri italiani del nostro gruppo che con le loro famiglie hanno visitato lo zoo. stasera messa e cena tutti insieme in parrocchia.
Beh tutto sommato questa GMG non e’ cosi’ traumatica ed e’ piena di sorprese ( Sydney raggiunge i 4 gradi di inverno alla sera, la legge di Coriolis e’ vera)… . Domani e’ la giornata del “lavoro sociale” speriamo bene, in Germania ci hanno fatto spalare dell’ erba…mah…
Grazie ai potenti mezzi dell’ Univerista’ Cattolica di Brisbane scrivo subito il mio primo post appena arrivato in australia. Poche cose ragazzi, il sonno e’ tantissimo ma la voglia di iniziare questa GMG alla grande lo supera
nel pomeriggio incontreremo le famiglie e faremo un giro dell’universita’ ora pensiamo a rilassarci e scoprire il kit del pellegrino australiano che ci hanno dato…
Allora: maglioni, magliette, pantaloni lunghi e corti, mutande, calzini, cappello, bandiera, rosario e dentifricio….. … ah no quello in aereo non si può portare…. c’è tutto…. uhm… ah il passaporto! che scemo!
Ormai tutto è pronto (eccetto il mio zaino)
per la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù.
Partiremo da Speza il 7 Luglio, prima tappa a Chiavari per unirci alla diocesi di Chiavari appunto che verrà con noi; indi diretti a Venezia per il primo volo che ci porterà in quel di Dubai dove penotteremo in attesa del volo per Brisbane, del mattino seguente, che farà una piccola sosta notturna a Singapore. Gran bel viaggetto, più o meno 14.000 Km. Ma ne varrà la pena sono certo che sarà una delle GMG (anzi in questo caso WYD) meglio organizzate.
Spero in qualche modo di riuscire a scrivere sul blog durante le varie giornate in modo di tenervi aggiornati sennò beh… appuntamento all’aeroporto di Fiumicino il 24 luglio alle 13:45…